Luigi Fantappié

Teoria unitaria del mondo fisico e biologico

Sintropia: un breve esame multidisciplinare

L'affermare che l'entropia di un sistema cresce vuol significare che esso evolve da uno stato meno probabile ad uno più probabile, cioè da stati di maggior ordine a stati di maggior disordine. La tendenza all'aumento dell'entropia viene espressa anche come principio di degradazione dell'energia, per cui quest'ultima diventa sempre meno disponibile per un lavoro utile. Con ciò si vuol dire che le differenze di temperatura tendono a livellarsi, il lavoro viene disperso in calore attraverso l'attrito, ecc. Ne consegue che se ogni aspetto e attività della natura produce disordine, il mondo cambia in modo irreversibile. Per ripristinare le condizioni iniziali occorrerebbe ridurre in qualche modo il disordine creatosi, ma questa ipotetica procedura contraddice il secondo principio della termodinamica. In tale contesto l'uomo rischia di sentire se stesso sempre più estraneo al cosmo, in balìa di forze incontrollabili, condannato in modo inesorabile alla morte.

Qualche studioso ha però messo in evidenza che le leggi fisiche, applicate sugli esseri viventi, devono seguire percorsi in parte differenti. Nel 1944 Schroedinger scriveva a tale proposito: «l'organismo si alimenta di entropia negativa, attraendo su di sé [...] un flusso di entropia negativa, per compensare l'aumento di entropia che esso produce vivendo, con che riesce a mantenersi ad un livello di entropia stazionario notevolmente basso».(1)

Anche Jung si pronunciò sull'argomento. Egli dice «La psiche in quanto tale non può essere spiegata in base al chimismo fisiologico se non altro perché essa è, con la “vita” in generale, l'unico fattore naturale capace di trasformare strutture sottoposte a leggi naturali, vale a dire statistiche, in stati “superiori” o “innaturali”, in antitesi con la legge dell'entropia che governa la natura inorganica» (2).

Con l'introduzione del concetto di entropia negativa, poi chiamata da Brillouin “negaentropia”, si voleva porre in risalto come quest'ultima fosse legata all'aumento della misura dell'ordine, in opposizione a quella tendenza naturale che spinge al disordine.

Alcuni anni dopo, l'importanza del concetto di entropia negativa venne infatti meglio evidenziato da Brillouin (3), che la pose inoltre in relazione con la tipicità dell'essere vivente. Mentre nel caso di strutture inorganiche si può considerare l'entropia di un sistema come la somma di singoli valori, questo non è possibile nel caso si abbia a che fare con un sistema vivente. Il concetto di entropia è valido solo per un sistema perfettamente chiuso, cioè che non riceve dall'esterno alcun tipo di energia. I viventi non vanno intesi come sistemi chiusi, ma aperti, ovvero in grado di scambiare con l'esterno materia, energia e informazione. Inoltre, mentre il sistema fisico è passivo, anche se aperto, e può scambiare solo se esiste un contatto con il mondo esterno, il sistema vivente può iniziare l'azione da sé. Le strutture organizzate che si formano mediante lo scambio con l'esterno sono state chiamate, da Ilya Prigogine, “strutture dissipative”. Alla luce di quanto sopra accennato, va riesaminata la convinzione di Freud secondo la quale l'uomo poteva considerarsi un “sistema chiuso”, in sintonia con il principio di entropia di Fechner, principio di costanza, per il quale il livello complessivo di eccitazione di un sistema psichico, chiuso, tende a mantenersi costante, attraverso scariche di energie.

L'ordine che caratterizza l'essere vivente costituisce una sorta di paradosso che i fisici hanno risolto asserendo che occorre tener conto del sistema nella sua totalità. Se ad esempio è dato osservare un aumento di ordine in un certo settore, come nella nascita e sviluppo di una vita, occorre tener conto anche di quanto accade intorno, cioè dell'aumento di disordine che questa nascita ha prodotto nel mondo circostante. Se si facesse un bilancio entropico si potrebbe osservare infatti un aumento di entropia nel sistema totale. Il fatto che la vita riesca a concentrare su di sé l'entropia negativa non comporta, secondo i fisici, alcuna invalidazione della seconda legge della termodinamica.

Alcuni anni precedenti all'intuizione di Schroedinger, un matematico italiano, Luigi Fantappié (1901-1956), enunciava la "teoria unitaria del mondo fisico e biologico”, con lo scopo di collegare armonicamente, in una visione unitaria, i fenomeni fisici, chimici e biologici. È una teoria che vuole dimostrare che in natura esiste una doppia tendenza, una verso l'ordine e l'altra verso il disordine. Fantappié, nel sottolineare come per la vecchia teoria fisica tutti i fenomeni naturali fossero riproducibili con difficoltà solo di ordine tecnico, mette in evidenza che in natura, accanto ai fenomeni riproducibili, entropici, esistono anche fenomeni di altra specie, detti sintropici, che possiamo osservare, ma non riprodurre a nostro piacimento. Secondo Fantappié, il principio della causalità, che vale nel mondo entropico, deve essere completato dal principio di finalità. 

Egli proponeva insomma di passare da un modello di universo meccanicistico e deterministico ad uno nuovo, detto entropico-sintropico, in cui lo svolgimento dei vari fenomeni non è solo in funzione delle condizioni iniziali (passato), ma dipende anche dal futuro. Scrive Jung a tale proposito: «Il principio finalistico è il capovolgimento logico del principio di causalità. La finalità è non solo possibile dal punto di vista logico, ma costituisce anche un principio ineliminabile d'interpretazione, è perché nessuna interpretazione della natura può essere esclusivamente meccanicistica».

In questo Universo, che non corrisponde più all'Universo della fisica classica ferreamente determinato dal principio di causalità, materia ed energia sono divenuti aspetti intercambiabili della realtà. È in fondo quanto Jung intende per “sincronicità”, la reciproca alternanza di psichico e materiale, il fatto che il materiale possa comportarsi come psichico e lo psichico come materiale. Psiche e materia, nell'ottica di Jung, si coappartengono. Tale comune appartenenza di psiche e materia a un medesimo ordine viene da Jung definita con l'aggettivo “psicoide”. L'archetipo è per Jung un “fattore psicoide” e, in quanto tale, irrappresentabile. La coappartenenza di psiche e materia è dedotta da Jung a partire da un certo numero di interrelate considerazioni quali:

a) l'esser contenute sia la psiche che la materia in un unico e medesimo mondo;

b) l'essere entrambe in contatto costante e reciproco;

c) il fondarsi ambedue su fattori trascendentali irrapresentabili.

Se ci dovessimo chiedere cosa sia per Jung “realtà”, dovremmo rispondere che è, essenzialmente, ciò che agisce, ciò che esercita un effetto. Così, se l'archetipo è irrapresentabile in quanto tale, esso esercita la propria realtà nella rappresentazione archetipica, ad esempio nel mitologema. In quest'ultimo caso, insomma, il motivo mitico rappresenterebbe l'effetto, il modo della realtà dell'archetipo. Anche la fisica, pensa Jung, si avvale di nozioni non percepibili (gli atomi, ad esempio) che nondimeno si dimostrano capaci di effetti, effetti che legittimano la costruzione di un determinato modello.

Come si può arguire ci troviamo con Jung in prossimità dalle posizioni mantenute da Fantappié. Sorprende in special modo l'insistenza che ambedue hanno posto sul fattore della differenziazione e sul principio di finalità. Se in una lettera indirizzata a E. Whitmont in data 4/3/1950, Jung scrive che, a partire da una considerazione globale della psiche, si può concludere che la psiche inconscia esiste in un continuum spaziotemporale nel quale il tempo non è più tempo e lo spazio non è più spazio e ha fine anche la causalità, se alla stessa “frontiera” gli sembra esser pervenuta la fisica, Fantappié, dal canto suo, sostiene che i fenomeni psichici rappresentano il culmine dei fenomeni sintropici. Ciò implica, nella concezione di Fantappié, che la personalità dell'uomo è mossa da fini, che l'uomo è centro di fenomeni coscienti rivolti a fini, che lo stesso principio di finalità precede l'uomo.

Il fisico francese, Olivier Costa de Beauregard e l'astronomo inglese Fred Hoyle giungono per altre vie alle stesse conclusioni. I fenomeni della vita non possono essere spiegati altrimenti che con l'ipotesi d'una inversione di tempo dal futuro al passato. Hoyle parla a questo riguardo di “Universo intelligente”. L'Universo è “intelligente”, e dunque non è macchina, nella misura in cui si fa sorgente di informazione. Con argomentazioni sostanzialmente analoghe, lo diciamo per inciso, Fantappié ha potuto parlare di Dio (così si può anche tradurre l'Universo intelligente di Hoyle) come conclusione permanente e come motore della scienza. La materia vivente non è né sorda né cieca di fronte ai segnali quantistici che provengono dal futuro. Una cellula e un organismo, insomma, si comportano come se conoscessero il futuro. Il progetto della vita implica, dunque, il Creatore, implica questa sorta di “Grande Informatore”. Creare, in altri termini, serba la stessa valenza del dare forma, ovvero dell'informare. Senza informazione, in effetti, non ci sarebbe sviluppo alcuno della vita, ma, sostiene Hoyle, in accordo col principio sintropico enunciato da Fantappié, tale informazione è introdotta dal futuro.

(1) Schroedinger, E., Che cos'è la vita? Scienza e Umanesimo, Sansoni, Firenze, 1988, pag. 77.

(2) Jung, C. G., “Riflessioni sull'essenza della psiche”, in Opere, vol. VIII, Boringhieri, Torino 1980, p. 199.

(3) Brillouin, L., Scientific Uncertainty and Information, Acc. Press, New York and London, 1964.

(4) Jung, C. G., “Energetica psichica”, in Opere, vol. VIII, Boringhieri, Torino 1980, p. 12.

Sante Di Renzo