Luigi Fantappié

Teoria unitaria del mondo fisico e biologico

Mario Micheli - Ricordi personali

Con Luigi Fantappié mi incontrai a Roma prima del 1950 in occasione di una riunione della « Civiltà Cattolica» che ave. va allora la sede in Via di Ripetta. Mi espose con entusiasmo il suo «principio di finalità» maturato durante la guerra nel suo soggiorno in Portogallo ove si era recato per non perdere i contatti col mondo scientifico anglofono.

Il Fantappié riprendendo le equazioni di D'Alembert sulla propagazione delle onde, nelle quali i fisici si erano rifiutati di considerare il valore negativo del tempo, le aveva studiate senza questa limitazione pervenendo così all'enunciazione di un nuovo principio di finalità secondo il quale un effetto non è soltanto «prodotto» da una causa, ma può verificarsi anche perché « attratto» ad un fine.

Con l'introduzione dei sistemi sintropici si schiudeva così un orizzonte vastissimo che inquadrava matematicamente anche i fenomeni biologici la cui spiegazione era preclusa alla fisica classica. Prima di enunciare questo nuovo principio egli non aveva mancato di chiedere il parere di fisici, biologi, filosofi e teologi ricavandone consensi, incoraggiamenti ed anche critiche. Per introdurmi in questo concetto, per me allora nuovissimo, egli mi prospettò alcuni esempi di fenomeni entropici o deterministici dai quali possono derivare, col rovesciamento del tempo, fenomeni paralleli sin tropici o finalistici.

Il più semplice è quello di un sasso gettato in uno stagno tranquillo che provoca onde circolari di superficie che, arrivate alla sponda, ritornano verso l'interno dello specchio d'acqua sempre più attenuate fino al completo riposo. Se si fosse girato un film cinematografico del fenomeno riprodotto poi a ritroso, osserveremmo delle perturbazioni tenuissime circolari sempre più intense fino a divenire un gorgo dal quale emerge in alto quel sasso. Come se a convogliare quelle onde verso il gorgo vi fosse stato uno « scopo»per far saltare il sasso allo scoperto.

Un esempio sconcertante è quello di un cannocchiale abbandonato sulla riva del mare e lasciatovi per millenni fino alla sua completa disintegrazione e mescolamento con la sabbia circostante. Un ipotetico film dell'evento girato a ritroso mostrerebbe elementi del terreno muoversi e riunirsi fino a costituire un cannocchiale con regolare oculare ed obbiettivo. Al mio stupore per una ipotesi così irreale egli mi obiettò che uno fenomeno analogo si verifica in natura al formarsi dell'occhio del bambino nel ventre della mamma quando, per un principio di finalità, delle cellule si riuniscono e si dispongono a costituire il cristallino ed il corpo vitreo, organi di un sistema ottico perfetto autoregolato da un apparato neuro-muscolare.

Altro fenomeno è quello dell'ascesa della linfa in piante altissime (fino a 150 metri per certi baobab o eucalipto altissimi) non giustificabili con le leggi fisiche della capillarità. Singolare è il caso di una pianta con le radici innestate in un terreno arido dove non piove da tanti mesi che conservano tuttavia una certa umidità. Siccome in un terreno arido esiste pur sempre un minimo di umidità - sia pure non avvertibile - la forza vitale della pianta riesce a richiamarla anche da lontano e trattenerla a sé contrariamente ai principi della fisica allorché fossimo in presenza di una zolla di terra umida immersa in un terreno arido ma non collegata alle radici dell'albero. Altro esempio suggestivo quello della foto sintesi clorofilliana. Il principio di finalità può trovare feconda applicazione anche nel campo della personalità umana e dei fenomeni psichici.

Il Fantappié, profondamente credente, proiettava il suo principio nell'Amore finalità suprema ed in Dio amore perfetto ed infinito, ricavandone conforto interiore che sperimentò in se stesso alla morte della Mamma: anima bella che Dio ha chiamato a sé prematuramente per noi ma non per il Paradiso!

Giugno 1979