Luigi Fantappié

Teoria unitaria del mondo fisico e biologico

Sintropia: un breve esame multidisciplinare

Prof. Salvatore Arcidiacono - Trento 5/VI/84

Carissimo Amico, trovo eccezionale il valore del volume Creazione, evoluzione, Principio Antropico, scritto da Lei e dai suoi fratelli Vincenzo e Giuseppe. Da un lato esso dimostra la permanente fecondità della scoperta matematica e fisica di Luigi Fatappié circa i sistemi a onde convergenti, nei quali la causa dell’evoluzione si trova nel futuro e l’effetto nel passato, scoperta alla quale corrisponde la distinzione dei fenomeni sintropici dai fenomeni entropici ad onde divergenti e l’identificazione dei fenomeni sintropici con gli aspetti finalistici della vita. 

Dall’altra parte il libro ci fornisce la più aggiornata cosmovisione e antropovisione, basata sulla scienza, a livello di un’evoluzione cosmica e biologica incentrata sul riconoscimento della doppia tendenza verso il disordine e l’ordine nella cornice di un universo entropico-sintropico. Molto interessante, a mio avviso, l’introduzione entro questa Weltanschaung del principio antropico di R.H. Dicke, che B. Carter sintetizzò nel Cogitum, ergo mundus talis este, cioè nell’affermazione che l’evoluzione cosmica si è svolta in modo da rendere possibile la vita intelligente, nel senso che le costanti universali della natura sono scelti in modo che nell’universo si abbia il fenomeno dell’autocoscienza. 

In altri termini l’evoluzione cosmica sarebbe finalizzata alla comparsa dell’uomo sulla terra. La parte del volume che più mi interessa in rapporto con le mie ricerche e i miei approdi bioteoretici è la seconda, quella scritta proprio da lei, concernente l’evoluzione biologica. Condivido la sua interpretazione del pensiero di Lamarck sull’esistenza di fattori interni tesi a un’evoluzione ascencente, interferenti con fattori accidentali d’evoluzione adattativa. 

Condivido pure il suo giudizio di insufficienza della moderna teoria sintetica, che mantiene il campo; la quale vuole ridurre il grandioso fenomeno evolutivo, uomo compreso, a nient’altro che al gioco combinato di mutazioni casuali e selezione naturale. Trovo esattissima la sua esposizione della mia ipotesi del teleo logismo intrinseco, che tende non solo a conservare e perpetuare la vita, ma anche ad elevarla, per la quale ipotesi la vita stessa e l’evoluzione biologica sono il risultato di finalismo, necessità, caso interagenti. 

La ringrazio in modo particolare per avere riconosciuto il mio contributo alla reintegrazione del finalismo biologico nella scienza, basato sull’indeterminismo della fisica quantica e di avermi collocato in una sequenza che comprende Fantappié, Teilhard de Chardin e più recentemente W. Heitler. Il mio rapporto con Fantappié è stato il seguente: egli ebbe modo, tramite il comune amico Luigi Menapace, di leggere in bozze il mio Libro della Vita ed io a mia volta di conoscere i suoi Principi di una teoria unitaria nel mondo fisico e biologico

Purtroppo la morte improvvisa di quel grande pensatore m’impedì di incontrarmi con lui. Quanto a Teilhard de Chardin il mio Libro della vita lo concepii e scrissi pressapoco in quel torno di tempo in cui egli si dedico al Phenomene huamin, sebbene quello fosse pubblicato nel 47 e questo uscisse postumo solo nel 55. 

Le esprimo gratitudine per lo spazio riservato alle mie teorie, come per la contrapposizione del mio teleologismo intrinseco, capace di orientare i fenomeni degli organismi verso un risultato vantaggioso, al concetto di Monod intorno ai fenomeni definiti da lui teleonomici, che raggiungono un fine sensato ma solo mediante il caso e la necessità, per cui si risolvono in fenomeni pseudofinalistici; perciò indipendenti da cause finali. 

Ritengo molto originale la sua distinzione tra mutazioni entropiche, neutrali e sintropiche. Le quali ultime corrispondono alle mutazione teleologicamente orientate di Rouvière.

Il vostro libro è importante per i contenuti ed elaborati scientifici, ma anche perché nella confutazione del concetto meccanicistico-materialistico dell’Universo e della vita, offre, come dice suo fratello Giuseppe al capitolo XV, la possibilità di armonizzare la visione scientifica con quella religiosa del cosmo, aprendo la via a un nuovo Umanesimo. In ciò la meta da voi raggiunta, coincide con la mia, che ho dichiarato nel 1944 in prefazione al Libro della Vita, quando cioè in piena conflagrazione mondiale, emergevano pericoli mortali per l’umanità, legati a una scienza idolatrata, strumentalizzabile a fini antiumani, se non controllata da una consapevolezza religiosa dei valori spirituali. Pericoli che del resto incombono anche oggi. Plaudo pertanto al vostro lavoro scientifico, che implica un alto significato filosofico e morale.

Un abbraccio dall’aff.mo BEPPINO DISERTORI.